mercoledì 18 giugno 2008

L’Arte e l’Uomo

“Fin dai tempi remoti, l'arte è apparsa come una manifestazione naturale e irrefrenabile della spiritualità umana. Nelle sue varie forme, spontaneamente, è sempre stata simbolo di una realtà fondamentale. Mentre è vero che ogni forma d'arte è personale e limitata in termini di spazio, possiamo anche dire che l'anima dell'artista tende a riunirsi, a riscoprire questa realtà fondamentale che si può chiamare vita eterna. Ciò si riferisce alla sostanza della vita stessa, compreso in tutto il suo dinamismo attraverso una fusione profonda fra il se' (in altre parole il microcosmo) e l'Universo (macrocosmo). E' da questa realtà fondamentale che l'uomo ricava l'energia necessaria per la rinascita, è qui che egli trova la sua ragion d'essere e l'asse della sua ricerca.
E' opinione comune che l'uomo necessiti di pane per vivere, che il suo corpo non possa funzionare senza questo cibo essenziale. L'arte è per lo spirito ciò che il pane è per il corpo: una necessità senza la quale lo spirito non può rinnovarsi. Questo è ciò cui Aristotele si riferiva quando parlava di catarsi.
Potremmo chiederci: perché l'arte gioca un ruolo così importante nella crescita dell'uomo e perché è sempre stato così? A mio avviso, il motivo principale sta nel potere di sintesi dell'arte e della sua capacità di riunire e di unificare elementi disparati. Goethe in un monologo fa dire a Faust:<>. Se a livello essenziale questa asserzione è valida per tutto ciò che esiste, l'arte degna del proprio nome consiste nel ricercare questa realtà fondamentale che crea un legame tra uomo e uomo, uomo e natura, uomo e Universo. L'emozione generata da un'opera d'arte, sia essa poesia, pittura o musica, può consistere in quel sentimento, tangibile e indubbio, di espansione dell'io. E' un sentimento di pienezza, generato da un ritmo misterioso, una specie di volo verso l'infinito, vissuto come una partecipazione uno scambio, la cui sorgente è il nostro mondo interiore.
Questo potere di sintesi, caratteristico dell'arte, si attualizza nell'apertura del limitato all'illimitato, dell'esistenza individuale al significato universale. Questo legame con l'universale un tempo si trovava in larga misura nei riti religiosi ed è presente anche nel teatro antico. Forse non c'è nessuna differenza significativa fra arte e rito, come scrive l'autrice inglese Jane E. Harrison:<<>>.”

Da discorso di Daisaku Ikeda,
14 Giugno 1989 all'Accademia di Belle Arti di Parigi
pubblicato su N.R. di Luglio 2008

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