Edonismo
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Edonismo etimologicamente dal greco antico Edoné, piacere, è, in senso generale, il termine con il quale si indica qualsiasi genere di filosofia, o scuola di pensiero che riconosca nel piacere (e non, ad es., nel bene o nella felicità) il fine ultimo dell'uomo.
Questa concezione non va confusa con l'eudemonismo e l'utilitarismo che presumono una ricerca del piacere tramite il calcolo della ragione; l'edonismo vuole conseguire invece il benessere immediato e attuale.
Tale tendenza in filosofia fu rappresentata nell'antichità in particolare da Aristippo, epigono di Socrate e fondatore della scuola cirenaica. Partendo dalla concezione socratica del bene come piacevole e della sua attraenza per chi lo conosce, Aristippo devia totalmente dalla strada dell'intellettualismo etico socratico, riducendo il bene al piacere che l'uomo può godere momento per momento, poiché non vi è nessuna certezza che ne possa godere nel futuro imperscrutabile, dove può intervenire il destino che rende vana ogni speranza di vita felice.
La ricerca di un bene futuro si accompagna dunque sempre ad un senso di incertezza e inquietudine che rende dolorosa la vita dell'uomo. Meglio quindi il piacere che si può cogliere nel presente badando bene a non divenirne schiavo. Il saggio è quindi colui che può affermare:
« Posseggo, ma non sono posseduto »
(Diogene Laerzio, II, 75)
Il conseguimento del piacere costituisce il fulcro della etica epicurea che va distinta da quella dei cireneaici: questi intendevano il piacere come piacere in movimento, come la gioia, l'allegria, mentre per gli epicurei si tendeva a conseguire il piacere stabile, duraturo quello che si ottiene con la privazione del dolore e che genera serenità, tranquillità d'animo.
Si consideri che il pensiero epicureo ha molti aspetti di complessità che ne rendono riduttiva una interpretazione strettamente edonistica, quale pure esso ha ricevuto nel corso della storia - fino a giungere all'identificazione dell'epicureismo con l'edonismo più spicciolo, votato al mero piacere dei sensi.
In realtà, secondo la dottrina di Epicuro, che è una dottrina eudaimonistica (cioè volta alla felicità e non al mero piacere), il solo piacere da perseguire è quello catastematico, cioè quello duraturo e non transeunte, legato ai soli beni necessari e capaci di mantenersi inalterati nel tempo (quali ad es. l'amicizia e l'atarassia, cioè il distacco dalle passioni, proprio del saggio). Il piacere cinetico, ovvero transeunte e proprio dei sensi, va invece esercitato, secondo Epicuro, con grande moderazione e con un calcolo della ragione.
Purtroppo, forse per un lungo lavoro di denigrazione imputabile alla Chiesa Cattolica, l'associazione Epicuro = edonismo è ormai radicata nella cultura e nell'immaginario. Più precisamente, nell'opinione comune il termine "edonismo" è giunto a significare, col tempo, non solo una corrente filosofica, ma più genericamente ogni comportamento e costume di vita, che risulti volto in modo esclusivo o prevalente al raggiungimento del piacere fisico ed immediato. Si definisce perciò edonista colui che è dedito al lusso, al vizio, al perseguimento del piacere sessuale.
L'edonismo ha subito accese critiche nel corso della storia della filosofia: in particolare da Kant che nella sua etica formale rifiuta che ad una vita morale possa associarsi la ricerca del piacere o di qualsiasi altro bene materiale che renderebbe il comando (l'imperativo) morale ipotetico, cioè subordinato a fini esterni a quelli del conseguimento del bene per il bene, e non categorico, come dev'essere.(cfr.Critica della ragion pratica)
Alcuni autori contemporanei (P. Gorsen, J.C.B. Gosling, Herbert Marcuse) pur conservando un atteggiamento critico tuttavia, anche sulla base di considerazioni di carattere psicologico, giudicano il piacere un aspetto importante della motivazione per cui le dottrine edonostiche avrebbero messo in risalto come la soddisfazione del piacere rappresenti un elemento essenziale per l'armonico sviluppo psichico dell'individuo.
Un'ulteriore accezione con cui il termine viene utilizzato è quella socio-economica di "edonismo reaganiano", di invenzione giornalistica. Con esso si vorrebbe indicare la tendenza spiccatamente individualista che la società occidentale assunse negli anni ottanta, in cui le dottrine politico-economiche dominanti propugnavano l'autosufficienza economica dell'individuo dallo Stato assistenzialista, il libero mercato, i tagli alla spesa pubblica e la riduzione delle imposte. In tale contesto, l' "edonismo reaganiano" rappresenta una sorta di "legge della giungla" economica, in cui non c'è spazio per la solidarietà sociale e la competizione, per emergere economicamente e quindi socialmente, è senza esclusione di colpi.(cfr. Economia reaganiana).
